Violenza e stupri: in galera i colpevoli ma… donne tutte vittime o qualcuna fa la furba?

Violenza e stupri: in galera i colpevoli ma… donne tutte vittime o qualcuna fa la furba?

Newsfood.com/nutriMENTE

Venerdì 13 dicembre 2019

Questa testimonianza non vuole essere una altra pietra lanciata contro le donne ma un contributo onesto di chi non approva nessun tipo di violenza, sia  fisica che psicologica, sia verso le donne che verso gli uomini … e gli animali.  Non ha senso il delitto di “femminicidio”… non si deve uccidere un altro essere umano, donna o uomo non deve esserci alcuna differenza. Questa è la vera parità!
I violenti devono essere puniti ma solo ed esclusivamente quando si è certi della loro colpevolezza, e la pena deve tenere conto delle circostanze e della volontarietà.
Meglio 10 colpevoli in libertà che un solo innocente in prigione.

Giuseppe Danielli
Direttore e Fondatore Newsfood.com

 

Il noto regista Roman Polanski è stato raggiunto le scorse settimane dall’ennesima denuncia di stupro presentata da una ex modella. Data del presunto reato: 1975!

Che il movimento femminista “Anch’Io – Me Too ” per gli anglofili – contro le molestie sessuali e la violenza sulle donne, diffuso in modo virale a partire dall’ottobre 2017, rappresenti un grande passo culturale contro una delle più odiose forme di prevaricazione, non c’è dubbio.

Inoltre, personalmente auspico la caduta di ogni differenza in tema di diritti, e di doveri, tra sessi. Ma certi episodi, come quello appena citato, devono indurre ad una elementare prudenza sulla possibilità di strumentalizzazioni se non peggio.

L’accusa dell’ex modella mossa con quasi mezzo secolo di ritardo mi ricorda un episodio della mia vita di cronista giudiziario di un importante quotidiano milanese, Il Giorno. Anche questa volta parliamo di quarant’anni fa.

Accusatrice una studentessa dell’Università Statale; accusato un docente, Giuseppe ‘Popi’ Saracino, 33 anni.  Sarebbe stata una notizia da liquidare con un articolo in cronaca se non fosse che il prof. Saracino era uno dei leader del Movimento Studentesco: e il momento era quello giusto – per destra e sinistra – per regolare i conti con gli ex sessantottini.

Contro il “feroce Saracino” venne emesso mandato di cattura. Dopo un periodo di latitanza, Popi si costituì e comparve in manette in tribunale a Milano.

L’attacco mediatico fu massiccio.  Per quanto mi riguarda, i dubbi sulla colpevolezza sorsero fin dal primo giorno di udienza vedendo la coreografia attorno alla ragazza. Quasi tutti i media (ad eccezione del Giornale di Montanelli) emisero da subito la sentenza: colpevole! Il Giorno no. Per questo il quotidiano, ed io che con le mie cronache ero la causa, ci trovammo isolati, nel migliore dei casi, o attaccati. Scrisse, per citare, il mensile femminista Effe (Beatrice Megevand): “Il fondo viene toccato dal cronista del Giorno, Benito Sicchiero, che definisce « anomalo » il processo Saracino per violenza carnale: « Non c’è stata l’azione vile del gruppo; non ci sono stati segni sulla vittima che non potessero essere attribuiti a un rapporto sessuale consensuale anche se  “violento”; non ci sono stati testimoni richiamati dalle urla, perché urla non ci non ci sono state nonostante le finestre aperte,  abiti e biancheria intima strappati: vestito, collant, mutandine, sono stati sciorinati, intatti, in aula.- C’è stato invece un certificato medico stilato dai colleghi del fidanzato di Simonetta… E c’è stata l’ampia partecipazione dei movimenti femministi che hanno fatto di Simonetta un simbolo. E un clima che gli avvocati della difesa, nel difficile compito di proteggere il loro cliente, hanno definito di “isteria” ». E’ questo forse il pezzo più vergognoso e pieno di falsità che sia stato scritto su questa drammatica vicenda.”

Nessuno mi querelò: non la ‘vittima’, non il fidanzato, non le femministe;  ma il giornale mi tolse l’incarico di seguire le fasi successive dell’iter processuale (appello e cassazione) affidandolo a un ottimo inviato, Marco Nozza. Il quale, fin da subito, mi disse: “Avevi ragione tu”. La Cassazione ordinò di rifare tutto e Saracino fu assolto con formula piena da un giudice donna ‘perché il fatto non costituisce reato’.

Ma il ‘feroce Saracino’ – sulle cui vicende il film di Bellocchio ‘La condanna’ venne premiato a Berlino – scomparve dalla vita professionale e politica. Scrisse anni dopo Malcolm Pagani per “Il Fatto Quotidiano”: “Tre vite e una sola morte, incontrata all’improvviso quando a metà degli anni 80, Giuseppe Saracino decise di sparire dal mondo. Dimettendosi da giovane “terrone” naufragato fuori rotta, da ex ascoltato leader del Movimento Studentesco milanese, da professore e in ultimo, anche da mostro.”

Molto più modeste le conseguenze per me. In Google, quarto richiamo della prima schermata, è comparso recentemente, a decenni di distanza – chissà per quale misterioso accadimento – il diffamatorio articolo di Effe che ho in parte riportato. Nessun cenno all’iter processuale e alla sua conclusione. Ennesima conferma dell’inaffidabilità della comunicazione sul web che mescola indifferentemente rose e letame, verità e falsità.

Benito Sicchiero
per Newsfood.com/nutriMENTE

 

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