VIVERE IN MONTAGNA E PRODURRE COME NUOVO AGRICOLTORE… ma bisogna alzare il tiro da una nuova PAC-Europa

VIVERE IN MONTAGNA E PRODURRE COME NUOVO AGRICOLTORE… ma bisogna alzare il tiro da una nuova PAC-Europa

PAC-EUROPA 2021-2027

“EPPUR SI MUOVE”… MA QUANTA STRADA. CARLIN PETRINI A PIACENZA HA NUOVAMENTE ALZATO IL TIRO. LA REGIONE EMILIA ROMAGNA TIMIDAMENTE LANCIA UN BANDO DEL PSR 2014-2020 CHE PUO’ ESSERE IL PRIMO GRANELLO DI SABBIA. LA STRADA PER LA MONTAGNA ITALIANA (ED EUROPEA) PUO’ ESSERE SOLO QUELLA DELL’AGRICOLTURA SOCIALE IN AREA VASTA RURALE INTEGRATA ALLA VITA CIVILE DI TUTTI I RESIDENTI. COSI’ POI A VALLE NON ARRIVA DI TUTTO-DI PIU’ ANCHE CON I TORRENTI E LE STRADE

 

Si tratta del bando operazione 16.9.01 del Psr Regione Emilia Romagna per gli anni 2014-2020 (da concludere entro il 31 dicembre 2020) con le domande da presentare entro il 30 settembre 2019, riservate agli imprenditori agricoli riconosciuti dal CC..

E’ un primo segnalino di quello che dovrebbe essere – per me da tecnico agronomo – un forte investimento dell’Europa per i prossimi 7 anni a vera-reale-concreta difesa della montagna e delle zone disagiate. La Regione ER ha aperto il bando a tutte le aziende agricole, di pianura e di montagna, con il vincolo di avere stipulato una convenzione scritta pluriennale con uno o più comuni o enti pubblici locali di territorio in cui sia specificato il servizio socio-assistenziale che l’azienda agricola offre alla popolazione locale.

Ottima prima flebile iniziativa politica-pubblica ma con poca dotazione finanziaria, ma da applaudire. Purtroppo anche “ le finalità” sono molto “canalizzate” solo per adeguamenti delle strutture delle aziende agricole solo a fini assistenziali. Purtroppo non si tratta di una “agricoltura sociale” indirizzata solo alla montagna.  Lo scrivo da anni, bisognerebbe alzare il tiro, alzare l’asticella dei contributi e degli obiettivi, puntare in alto, credere nella importanza sociale di una ruralità integrata e condivisa pubblico privato con finalità prima per i residenti e abitanti in montagna e in zone svantaggiate e poi anche investire per la manutenzione, sviluppo, consolidamento, sicurezza di tutte le strutture e infrastrutture che scendono a valle.

Non è possibile che NESSUN ASSESSORE REGIONALE  di 20 regioni italiane non sia sensibile a puntare sull’inserimento nella PAC 2021-2027 di azioni, misure, operazioni e bandi di “agricoltura sociale in montagna e in zone svantaggiate“ che siano contemporaneamente
[A] una cooperazione fra impresa privata e enti pubblici, fra imprese associate e consorziate e unioni di comuni operanti in zone difficili, poco abitate, con viabilità disagiata, pochi servizi alla persona, principalmente con attività forestali e dedicate all’allevamento di diversi animali, con potenziali nuove culture e una grande opzione orticola e frutticola(purtroppo con questi cambi climatici anche la viticoltura si sta spostando sempre più in alto)
[B]  una opportunità di nuove imprese, di occupazione, di sicurezza ambientale, di controllo e servizio idrogeologico, di servizio anche all’ambiente e al contesto abitativo e residenziale anche “ a valle” verso la pianura al fine di prevenire, intervenire, controllare eventi atmosferici e morfologici spesso impattanti e catastrofici.

Chiedo che la Regione Emilia Romagna faccia un ulteriore grande passo in avanti e chieda, in Europa, da sola e con il Ministero Nazionale un ampliamento della dotazione finanziaria del capitolo “ agricoltura sociale” ma con una specificità di area e un indirizzo (azione e operazione) che punti a una rivitalizzazione, una assistenza strutturale e infrastrutturale di tutta la montagna, compreso più farmacie, più medici, più asili nido, più mutui agevolati per ristrutturare casa e impiantare una nuova impresa.

Due annotazioni finali importanti e rivolte in particolare ai sostenitori sia del non spreco-assoluto e dell’immobilismo ambientale e del turismo libero in zone morfologiche precarie che ai sostenitori della costruzione, della gestione tecnica, della massima libertà di produrre ovunque e con qualunque mezzo.

Orbene il primo punto riguarda una semplificazione della vita di chi ci vive indipendentemente se fa solo l’agricoltore in zone disagiate-svantaggiate-montane ad iniziare anche dal numero di enti locali e pubblici che possono burocratizzare ogni cosa e anche le persone e il secondo punto che le “posizioni estreme” su un territorio difficile, abbandonato, precario non è il mezzo utile e corretto per raggiungere un obiettivo che sta a cuore a tutti, più o meno ambientalisti iscritti o ambientalisti veri quotidiani competenti realisti.

E’ partendo dalla esistenza socialmente corretta e assistita di un contadino di montagna che si alza tutte le mattine e va a mungere e poi a pulire un canale e poi a tagliare i rami dell’albero che danno fastidio o è seccato che poi anche in fondovalle si può costruire un argine murale che contenga la foga saltuaria del torrente in un alveo sicuro per le ville, i capannoni delle zone artigianali, i ristoranti, le scuole dei comuni più grandi.

E’ dal “borgo piccolo di montagna che si da sicurezza al paese più grande” confermo, confido e concordo con Carlin Petrini, fondatore di Slow Food

 

Giampietro Comolli

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Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

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Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
Curatore Rubrica Assaggi in libertà

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