VyTa Heaven villa Borghese, Mirko Madonnini (video)

VyTa Heaven villa Borghese, Mirko Madonnini (video)

Mirko Madonnini, direttore operativo e food&beverage manager, Retail Group-VyTa.

Intervista di Giuseppe Danielli, Direttore e Fondatore di Newsfood.com

Articolo di Maurizio Ceccaioni

VyTa Heaven villa Borghese, lontano dalle luci di via Veneto, nel cuore di Roma
Come l’araba fenice, Heaven Villa Borghese e Retail Group fanno risorgere, sotto il galoppatoio di Villa Borghese, quella che fu la palestra della borghesia romana chiusa nel 2014 e un ristorante/bar della catena VyTa Santa Margherita, dell’imprenditore Nicolò Marzotto

La fermata “Spagna” della metro A di Roma, si trova nel “salotto buono della città, a ridosso delle vie Frattina, Borgognona, Mario de’ Fiori, via del Corso.  Dentro c’è un lungo tunnel decorato con mosaici e vetrine, che arriva su fino all’inizio di via Veneto, la strada che riflette ancora dei fasti della “Dolce Vita” degli anni 60 raccontati da Fellini.

Passa sotto Trinità de’ Monti e sono molte le persone che lo percorrono per arrivare al parcheggio sotterraneo di villa Borghese. Vado alla ricerca di un locale dal nome generico “VyTa”, di cui mi ha parlato un amico. Credo si tratti del “VyTa Santa Margherita” presso la vicina Casa del Cinema, sotto i pini del terzo parco pubblico più grande di Roma e arrivato alla fine del tunnel, invece di uscire, di fronte all’entrata del parcheggio vedo una palestra di cui avevo dimenticato l’esistenza.

Un tempo si chiamava “Roman Sport Center”, ma credevo non fosse più stata riaperta dopo la chiusura per fallimento nel luglio 2014. Era considerata la palestra della borghesia romana e dei Vip, con migliaia di soci, tra avvocati, notai, bancari, commercianti, gente dello spettacolo, funzionari d’ambasciata, commercialisti e giornalisti. Come l’ex direttore del Tg1 Rai e poi senatore, Augusto Minzolini.

Uno status simbol per molti, fin quando i sigilli ne dichiararono la fine, lasciando molti soci raggirati e orfani di quegli oltre 7mila metri quadrati di superficie che, su due livelli, offrivano una piscina polivalente da 25 metri, centro benessere, sale fitness attrezzate con tapis roulant, cyclette, macchine “free-weight” e campi da squash. Un posto tranquillo dove incontrarsi, discutere e fare affari tra una serie d’esercizi e l’altra.

La reception sembra quella di un grande hotel. M’informo e mi dicono che questo luogo d’eccellenza ha riaperto all’inizio di dicembre 2015, con il nome di “Heaven Villa Borghese”. Clientela sempre esclusiva, circa 1000 abbonati e 100 dipendenti. Dentro, più che una palestra, sembra di stare in una enorme sala d’aspetto arredata con modernissime macchine per modellare il corpo.

Chiedo del locale accanto che vedo oltre la vetrata. È il ristorante/bar “VyTa Heaven Villa Borghese”, dato in gestione dalla Heaven al Retail Group di Nicolò Marzotto. Allora capisco che questo e non l’altro è quello che cercavo.
Il posto è poco visibile dall’esterno e sicuramente meno conosciuto di quello vicino, presso la Casa del Cinema, o dello “storico” locale in via Marsala, al lato della Stazione Termini. Entro e mi accoglie una musica in sottofondo, mentre luci sapientemente posizionate, creano un’atmosfera coinvolgente.  Mi guardo attorno e quest’ora serale è pieno di giovani, molti dei quali – mi dicono poi – anche frequentatori della palestra. Qualcuno è lì per una “apericena”; altri solo per sorseggiare qualcosa in compagnia dopo lo sforzo ginnico.
«I prezzi sono concorrenziali e il cibo molto buono», dice una ragazza che ogni mattina va lì a fare colazione e, talvolta, si ferma anche al buffet con gli amici.

Mi accoglie come fosse un maître Nicola Tasca, responsabile del punto vendita, che mi fa vedere il locale e l’offerta enogastronomica. Gli 80 posti a sedere sono in gran parte occupati. Il bancone del buffet è ricco di piatti colorati, con cibi per tutte le esigenze. Ai tavoli alcuni ragazzi sorseggiano bevande colorate. «Sono centrifughe di frutta e verdura – spiega Nicola-,  ma sono fuori dell’offerta dei nostri menù salutistici a prezzi standard».

Viene incontro Mirko Madonnini, direttore operativo e food&beverage manager, Retail Group-VyTa. È lui ad occuparsi anche delle forniture di tutti i punti vendita. «Siamo a tutti gli effetti un ristorante salutista – dice -, che offre menù bilanciati sia in funzione dei frequentatori della palestra, che dei clienti esterni, perlopiù persone che lavorano nell’area attorno a via Veneto». Mirko spiega che il locale, pur aperto da poco, all’ora di colazione ha un’affluenza massima di circa 120 persone, ma la domenica sono chiusi a pranzo, perché la palestra fa mezza giornata.

La cucina è in piena attività e lo chef  Enrico Torrini, armeggia tra i fornelli, mentre sta preparando un piatto di pollo al curry con riso. Inaspettatamente arriva il proprietario, Nicolò Marzotto. Non molto alto, faccia bonaria, modi pacati e occhi furbi, veste semplice ma elegante. Di ritorno da un viaggio, è evidentemente stanco, ma accetta di sedersi a fare due chiacchiere in una saletta, sorseggiando un ottimo Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg, Rive di Refrontolo Brut, prodotto nelle loro cantine.

È uno dei tanti pronipoti di quel Luigi Marzotto, che nel 1836 mise i primi paletti per la nascita del gruppo tessile che ha segnato per ben oltre un secolo la storia della moda italiana. Nicolò, oltre a una partecipazione nel noto marchio della moda mondiale “Hugo Boss”, attraverso la Zignago Holding è azionista in “Santa Margherita”, il gruppo vinicolo fondato nel 1935 da Gaetano Marzotto. Ma con la nascita di Retail Group, ha diversificato a tutto tondo, con la commercializzazione di marchi importanti nel settore dell’alimentazione, cura del corpo, abbigliamento e accessori. Oggi il Gruppo gestisce oltre 60 punti vendita, dove lavorano più di 450 addetti, con un fatturato complessivo che l’anno scorso ha superato i 50 milioni di euro.

Un modello di business innovativo, basato sulla valorizzazione di siti ad alta frequentazione, come le stazioni ferroviarie delle grandi città. Nel 2004 apre il primo VyTa Santa Margherita alla stazione Termini, considerato dal quotidiano inglese The Guardian, tra i 10 migliori ristoranti nelle stazioni ferroviarie d’Europa. Nel 2010 s’inaugura il negozio a Milano centrale e nel 2011 è la volta di Torino Porta Nuova e Napoli centrale. Poi, nel 2014, Venezia Santa Lucia, Bologna centrale nel 2015 e Firenze Santa Maria Novella nel 2016.

Un concept vincente sia per il comune stile architettonico realizzato dall’architetto Daniela Colli, che gioca sul nero e l’ottone, che per quella giusta dose di passione per il buon cibo e la qualità degli ingredienti, sapientemente scelti e armonizzati nei migliori piatti della tradizione gastronomica italiana, rielaborati in chiave moderna.
Il 2015 è stato il lancio del brand VyTa Santa Margherita fuori delle stazioni ferroviarie, cominciando da Roma. A ottobre 2015, apre nella Casa del Cinema (ex Casina delle Rose) di Villa Borghese, un primo “Coffe, Bakery & Fine Restaurant” e due mesi dopo il VyTa Heaven Villa Borghese. Dall’inizio di quest’anno, dopo aver vinto un bando dell’Arsial (Agenzia regionale per lo sviluppo e l’innovazione dell’agricoltura del Lazio), hanno in gestione anche l’Enoteca regionale “Palatium” di via Frattina 94 e recentemente è stato aperto un nuovo punto ristoro a Piazza Farnese, davanti all’Ambasciata di Francia.

Pur nella sua determinatezza, Nicolò Marzotto è un personaggio affabile e apparentemente mite. Spiega con voce calma il suo rapporto coi dipendenti: «Io cerco di non essere considerato il classico “padrone”.  Il personale è giovane e qualificato, ma fanno una formazione continua, per crescere personalmente e tenere sempre alto il livello del servizio. All’80% sono assunti a tempo indeterminato e il nostro rapporto è buono, anche se mi è capitato di essere citato in giudizio da un lavoratore. Gli avvocati mi davano solo il 10% di vittoria, ma io sono andato ugualmente davanti al giudice: per rispetto».
«Nonostante la crisi in atto, siamo cresciuti del 4,5%», ricorda Nicolò Marzotto. «Ho cominciato con un locale, fatturando 100mila euro e per il 2016 si prevede un fatturato di 15 milioni di euro».

Ora puntano all’internazionalizzazione, con la prossima apertura di un locale “VyTa Santa Margherita” di 310 mq coperti e 110 esterni a Covent Garden, noto quartiere della movida londinese.
Ormai è sera tarda e l’incontro è interrotto da un gruppo di giovani dipendenti che, con gentile fermezza mi invitano, a lasciarlo anche un po’ a loro. Questo vale molto più del brand.

Per info: www.vytavillaborghese.it

Maurizio Ceccaioni
Corrispondente da Roma
Newsfood.com

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