Workshop experience sui nuovi turismi

Workshop experience sui nuovi turismi

L’offerta turistica siciliana, eccellente, intelligente, di qualità ed esclusiva è frammentata in tanti piccoli operatori che non riescono ad emergere nel panorama del mercato
mondiale del turismo. Accade la stessa cosa con i prodotti dell’agroalimentare siciliano: formaggi, salumi, carni, ortaggi, frutta e tanti altri casi d’eccellenza alimentare rimangono confinati
tra le ristrette mura del proprio comprensorio territoriale, spesso sconosciuti ai siciliani stessi.

In passato ho già scritto su CucinArtusi.it di tale problema, identificando nell’associativismo una buona soluzione alla frammentazione d’impresa.
Nel settore turistico, invece, durante il workshop svoltosi nella Sala Gialla di Palazzo dei Normanni a Palermo il 15 Giugno scorso, mi è sembrato invece che la panacea di tutti i mali si
chiamasse “rete”. In un certo senso si può far corrispondere, almeno concettualmente, all’associativismo già menzionato nel caso del comparto agroalimentare, una sorta di “unione fa
la forza” in grado di convogliare le idee che, seppur indipendenti tra loro, brulicano numerose e con originalità nel settore turistico siciliano.

Tra gli svariati nuovi turismi, a volte di nicchia, esposti durante i lavori del workshop, alcuni si sono rivelati originali e singolari. Tra questi ricordo il “Tour dello sbarco”, che non ha nulla a che vedere con Garibaldi, bensì si riferisce allo sbarco alleato in Sicilia della seconda guerra mondiale, avvenuto
nel 1943 presso Licata e Gela. Luigi Falletti della Regalpetra Viaggi di Racalmuto, in provincia di Agrigento, ideatore della particolare formula e appassionato di storia militare, ha pensato
bene di sfruttare le testimonianze del passaggio degli alleati come attrazione turistica, trasformando così rovine e incuria del territorio in preziose e storiche risorse.

Altra singolare trovata è invece quella di Salvatore La Lumia, enologo e titolare della Cantina Tenuta Barone La Lumia di Licata, sempre in provincia di Agrigento. Quest’ultimo, in
qualità di Presidente del Movimento Turismo del Vino Sicilia, ha pensato di portare sull’isola un’inconsueta formula, già adottata da altre regioni d’Italia, consistente
nell’offerta di un matrimonio chiavi in mano in… cantina, creando così sinergie, o “rete”, tra tutti gli operatori del territorio che possono
avere attinenza con ciò che serve ad organizzare un matrimonio.

Infine, come non citare Marinella Ricciardello, direttrice della struttura ricettiva Vacanze Mare di Brolo, in provincia di Messina. Essa ha avuto l’idea di entrare nel cosiddetto circuito
LGBTQ, cioè entrare a far parte di quelle serie di strutture dedicate alla comunità gay che, grazie al buon reddito posseduto, grado
d’istruzione elevato, disponibilità a spendere in quanto senza prole e ottima predisposizione al divertimento sottoforma di vacanza, rappresentano oggi un target di clientela perfetto
per il settore turistico.

Questo è solo un breve sunto dei lavori che, iniziati al mattino, si sono protratti fino al pomeriggio inoltrato e che hanno visto, moderati da Totò Scalisi, ben 30 relatori tra i
quali tre rappresentanti delle amministrazioni locali: Stefano Santoro, Assessore al Turismo del Comune di Palermo, Salvino Caputo, Vicesindaco di Monreale e Antonino D’Asero, Vicepresidente in
Commissione Bilancio e Programmazione della Regione Siciliana; un inviato del Ministero del Turismo, il Prof. Santagata, membro dello studio legale del ministero; infine tanti operatori del
settore, rappresentanti di agenzie viaggi e associazioni no profit che hanno arricchito, coi loro punti di vista e idee, il lungo workshop, tra i quali, in ordine d’intervento: Maurizio
Claroni, Gabriella Costa, Daniela Giardina, Antonella Italia, Rosario Gugliotta, Sergio Mastroeni, Giuseppe Caiozzo, Marco Salerno, Maria Giambruno, Giuseppe Spinosa, Francesco Nicoletti,
Salvatore Leonardi, Claudio Biondi, Gaetano Sciatà, Antonino Oieni, Pippo Zingale, Fabio Lo Sciuto, Dario Riccobono, Vincenzo Morreale, Luca Siragusa, Sebastiano Lorenzo Distefano e
Michele Germanà.

Dal workshop è emerso chiaramente che il turismo è una risorsa legata al territorio e pertanto impossibile da delocalizzare, per tale motivo esso può rappresentare una
fonte duratura d’introiti, non solo per gli operatori del settore, bensì anche per tutto l’indotto che insiste sul territorio stesso. Inoltre, l’enogastronomia, gran volano turistico,
è da considerarsi come un importantissimo bene culturale immateriale, al pari se non di più, dei Templi di Agrigento piuttosto che al Duomo di Monreale. Nell’enogastronomia
siciliana si riflette la cultura e la storia dei numerosi popoli che hanno attraversato le acque del Mediterraneo, e quindi la Sicilia, in migliaia di anni di storia, costituendo una solida
base sulla quale costruire un turismo in questo caso non certo di nicchia bensì di una certa importanza economica.

Maurizio Artusi
Newsfood.com

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