Il rafano da ingrediente delle più antiche ricette della tradizione contadina può diventare occasione per incrementare il reddito degli agricoltori, è questo il significato
della 19esima edizione della Rafanata, manifestazione gastronomica promossa dalla Cia della Val d’Agri (Basilicata) che si è svolta a Galaino di Marsiconuovo.

Il rafano è una pianta erbacea perenne di cui si usa la radice, che viene grattugiata e preparata in vari modi: da sola, conservata sott’olio o aceto (preparato in questo modo viene
detto anche «cren«) o insieme a salse, senapi, mostarde. Il rafano italiano è marroncino, molto piccante e ha proprietà antibatteriche. Nella gastronomia tipica lucana
è usato specie per i fusilli e per aromatizzare alcuni piatti.

Non avendo bisogno di particolari cure la radice cresce spontaneamente in varie zone della regione e in particolare in Val d’Agri è un prodotto di grande richiesta che riesce a spuntare
prezzi di vendita al consumatore sino ai 10-12 euro al kg (sulla base della qualità, della grandezza, della tipicità della zona di raccolta).

Il dirigente della Cia della Val d’Agri, Nicola Pisano, sottolinea che «negli ultimi anni stanno nascendo in Val d’Agri i primi veri e propri piccoli imprenditori di rafano tenuto conto
che la richiesta di questo prodotto è notevolmente cresciuta nel Paese e si fa ricorso all’importazione da Paesi Europei e persino dal Giappone.

Per la Cia- evidenzia Pisano- la Rafanata (che consiste nella produzione di un gigantesco panettone salato cotto in forno a legna realizzato con 400 uova, 6 kg di rafano macinato, 6 kg di
pecorino di Moliterno ed erbe aromatiche) è un’occasione per valorizzare le tradizioni gastronomiche rurali e perché no, per dimostrare che quella che una volta si definiva la
«cucina povera» oggi può rappresentare reddito aggiuntivo specie per i titolari di aziende agricole a conduzione familiare.