In Norvegia, un recente studio caso-controllo e un’indagine condotti su un focolaio di Yersinia enterocolitica O:9 hanno indicato un prodotto pronto al consumo a base di carne di maiale, un
salame tipico, come probabile fonte di contagio. Le persone infettate dal patogeno alimentare, tra gennaio e febbraio del 2006, e coinvolte nel focolaio sono state undici, tra queste un bambino
di 10 anni. Quattro pazienti sono stati ricoverati in ospedale e due sono morti; entrambi erano anziani e presentavano già delle complicazioni mediche. Dall’indagine è anche
emerso che 10 degli 11 pazienti, che sono stati intervistati, avevano mangiato il salame tipico. Tuttavia, l’indagine non ha identificato alcun produttore in particolare e nessun altro
provvedimento a lungo termine in campo di salute pubblica è stato preso, poiché questo tipo di salame è tipico del Natale e viene venduto soltanto in questo periodo.

Inoltre, negli ultimi 10 anni sono stati registrati tra gli 80 e i 150 casi di yersiniosi all’anno; da 1 a 10 di questi casi è stato causato dal sierotipo O:9 ed è emerso che la
maggior parte dei pazienti (70%-80%) prendono l’infezione in casa. Parecchi studi hanno evidenziato che il consumo di prodotti di carne di maiale, come i salami, è spesso associato alla
yersiniosi. Infatti, i risultati di uno studio caso-controllo condotto in Norvegia tra il 1988 e il 1990, hanno indicato che le persone infettate da Yersinia avevano mangiato sensibilmente
più prodotti e salsicce di maiale, rispetto ai controlli. I pazienti erano, inoltre, più propensi dei controlli a preferire la carne cruda o poco cotta e a bere l’acqua non
trattata, le principali cause di infezione per questo patogeno. Lo studio ha anche evidenziato che spesso la contaminazione insorge per la mancanza nell’osservazione delle misure igieniche alla
produzione e che la capacità del patogeno di sopravvivere alla refrigerazione ne facilita spesso la diffusione.

** Come evidenziato anche dall’indagine, in generale i prodotti a base di carne pronti al consumo possono rappresentare spesso un rischio importante per la diffusione dei patogeni e, in
particolare, di Yersinia. Non è da escludere in futuro l’introduzione di un criterio microbiologico per Yersinia.

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