Zibibbo è Pantelleria – Pantelleria è Zibibbo… by Giampietro Comolli

Zibibbo è Pantelleria – Pantelleria è Zibibbo… by Giampietro Comolli

PANTELLERIA, LA PERLA NERA DEL MEDITERRANEO
ISOLA DIMENTICATA… DEPREDATA… SFRUTTATA FINO AL 1850

TUTTO CAMBIA CON L’IMPIANTO DIFFUSO DELL’UVA “LO ZIBIBBO”, OVVERO: “ CON LA PRODUZIONE DELL’UVA PASSITA PER IL VINO PASSITO”, COSI’ SI LEGGE NELLA RICOSTRUZIONE DI SALVATORE GABRIELE, DIRETTORE DI PANTELLERIAINTERNET

“LO ZIBIBBO E’ ARRIVATO O E’ PARTITO DA PANTELLERIA?” C’E’ ANCHE QUESTA CRONACA DA REGISTRARE

PRIMA ERA IL VINO, POI L’UVA, POI DOPO BARBATELLE E VITIGNI… TUTTO PARTE DA CAP ZIBIB. UNA STORIA BELLISSIMA, COMPLESSA CHE COINVOLGE ANCHE ALLAH E NAPOLEONE. MA….

Zibibbo è Pantelleria

Lo Zibibbo, inteso come vitigno, o vigna pantesca, come uva passa o seccata, o vino passito oggi noto in tutto il mondo alla stregua di uno Chablis o di un Beaujolais (le storie enoiche sono molto simili).

Ascoltando tutti, secondo gli scritti di Salvatore Gabriele, direttore di Pantelleria Internet e pantesco Doc, il vitigno di Moscato si stabilisce “su larga scala” – così scrive – sull’isola di Pantelleria grazie a scelte politiche e contrattuali legate allo “scioglimento dei diritti promiscui a alla vendita in enfiteusi delle vaste terre del principe di Pantelleria”, preceduta da un diffuso disboscamento dell’isola abbandonata al suo destino da spagnoli, francesi, austriaci da 200 anni.

Dal diffuso impianto di vigne di 4500 ettari, raccontano le storie locali, la “Perla Nera” del Mediterraneo inizia a commercializzare nel mondo – anche in rivalità con il vino liquoroso di Marsala, raccontano altre cronache del tempo – un vino così unico, particolare che crea ricchezza, valore, notorietà. Sembra, quindi, assodato da quasi tutti che almeno dal 1850-1860, il binomio Zibibbo-Pantelleria è esclusivo, unico, testimoniato, storico.

Zibibbo è Pantelleria,
binomio esclusivo, unico, testimoniato, storico!

Quindi sono quasi 200 anni che esiste in Italia e nel mondo una etichetta o un brand o un DNA che lega l’uva principesca di cap Zibib ai Panteschi, o viceversa?  Anzi i panteschi non possono dimenticare che la propria rinascita, vita, economia, ricchezza … compreso l’attuale turismo e sviluppo… si deve a questa uva chiamata, qui e solo a Pantelleria, da sempre Zibibbo… e basta!

Ciò non toglie che 1000 o 2000 o 3000 anni fa già “Qualcuno” potesse portare del vino in commercio a Pantelleria o impiantasse “qualche vigna” di una uva particolare, diversa, dolcissima, profumatissima, dorata che ben si acclimatò alla crosta lavica, e sicuramente-forse proveniente dal porto di cap Zbib o da cap Bon (molto più vicino che non Marsala o Erice o Segesta dalla Sicilia), luoghi di partenza di popolazioni, commercianti in cerca di nuove terre o nuovi commerci. Le due cose stanno perfettamente in piedi: a Pantelleria prima si conosce il vino e poi si piantano in modo diffuso le piante, o viceversa?

Nulla da eccepire, anche in Spagna, in Grecia, in Francia si sono avute trasmigrazione di vitigni. Tesi suffragata da diverse prove tecniche, a iniziare, come scrivono diversi professori emeriti di viticoltura,  e per fortuna non improvvisati blogger o influencer (??); dallo stesso piede franco delle vigne, dagli innesti, dalle barbatelle autoselezionate, dal sapore minerale-lavico, dal salmastro evidente… tutti fattori “irreplicabili” anche solo a Lampedusa o a Malta o a Marsala.

Lo Zibibbo di 1000 anni fa non nega lo Zibibbo di 200 anni, anzi si provano a vicenda: uno come origine-provenienza e uno come salvezza del popolo pantesco che ha “puntato” tutto su un solo vitigno. Addirittura la fillossera non ha fatto danni sull’isola pantesca, quindi le viti di allora (compreso le barbatelle nuove piantate  60 -30 anni fa) sono su innesto franco europeo e non asiatico (per fortuna) e non americano. Si può paragonare la storia dello Zibibbo con Bolgheri? Io sono stato per anni a Bolgheri, ho buttato le basi di una Doc, di un disciplinare, di un consorzio e di una “valorizzazione” della costa etrusca già nel 2004-2006 e poi ancora nel 2010-2011.

Le due zone: il bolgherese e il pantesco – da un punto di vista viticolo – non hanno nulla a che vedere. L’antichissimo vitigno rosso-rosato del bolgherese non esiste più, sostituito da un grandioso mix “bolgherese” di Cabernet(s) e di Merlot con qualche altro ceppo più o meno fortunato e idoneo. Non si può paragonare la viticoltura di Bolgheri con quella di Pantelleria per il 99% abbinata al solo vitigno madre del Moscato. Mentre si può paragonare il “valore-identitario” di Bolgheri con Pantelleria, addirittura di più per la “Perla Nera” in quanto una piccola isola in mezzo al mare e non contaminata da altri geni enoici.

Si può paragonare Toscana e Sicilia, come Doc importanti, Doc pesanti per volumi e quantità, ampia gamma di vini e vitigni anche internazionali, Regioni note nel mondo e quindi con un certo appeal economico-commerciale anche per il vino. Ma quale vino?

Il Brunello di Montalcino non ha bisogno di sottoscrivere Toscana in etichetta.

Pantelleria non ha bisogno, men che meno in modo obbligato, di scrivere nè Moscato (sarebbe un autogoal e un passo indietro di millenni) nè Sicilia perché il termine geografico regionale è un riempitivo, una ridondanza cacofonica, una sottolineatura non necessaria, quasi anche una non-verità visto la millenaria storia che “ ha sempre distanziato” la vita pantesca con quella della “grande isola”
(nb: come i testi del direttore Salvatore Gabriele confermano e ribadiscono con date e cognomi).

Se poi l’aggiunta della dicitura semplice “Sicilia” in etichetta principale dello Zibibbo di Pantelleria può essere un vantaggio economico o un plus o un extravalore… tutto questo va a vantaggio della Doc Sicilia non certo della Doc Pantelleria. Già oggi, i produttori della Doc Pantelleria, possono in contro-etichetta specificare che Pantelleria fa parte della “terra siciliana” o Sicilia senza essere DOC. Una formalità? Dubito!

Cui prodest?  Può favorire le vendite dei commercianti? Fa alzare il prezzo delle bottiglie dei panteschi? Fa alzare il valore dell’uva pagata ai viticoltori? Serve per “sdoganare” impianti di vigne fuori zona, vigne già impiantate senza patria e senza registro? Aiuta ad allargare la zona DOC (nb: credo non possibile per direttiva comunitaria)…

Tutte queste opportunità a chi servono? Tutto ben lontano, molto lontano dalla viticoltura o vitic”U”ltura eroica, unica, difficile di chi “in ginocchio” realmente, e non parlandone in interviste mediatiche, è ventre a terra per avere un reddito minimo, per  far sopravvivere una storia che non “deve” cambiare, morire e essere assorbita solo per potere, forza, congrega o consociazione.

 

Giampietro Comolli

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Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

Mob +393496575297

Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
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