Lo storico divieto di impiegare lo zucchero per aumentare la gradazione alcolica dei vini è forse la sola conseguenza positiva dei cambiamenti climatici in atto. E’ quanto afferma la
Coldiretti nel sottolineare che nella comunicazione della Commissione Europea sulla riforma di mercato del vino viene proposto di mettere fine, dopo quasi quarant’anni, a una pratica
ingannevole per i consumatori che con l’aumento progressivo delle temperature non trova più alcuna giustificazione. Si tratta di una tecnica  consentita nei Paesi del Nord Europa,
come Germania, Austria e Nord della Francia, ma – sottolinea la Coldiretti – vietata in quelli del Mediterraneo e in Italia che ha combattuto una battaglia per impedire un “trucco di cantina”
causa di una forte distorsione della concorrenza. La proposta di abolizione dello zuccheraggio – precisa la Coldiretti – avviene dopo quasi quaranta anni dalla sua autorizzazione rilasciata
dall’Unione Europea negli anni ’70, con la prima organizzazione di mercato del settore. Lo spostamento verso nord della fascia climatica temperata ha modificato – precisa la Coldiretti – le
condizioni di coltivazioni nell’Europa continentale con le vigne che producono uva a più elevato contenuto zuccherino, fondamentale nella fermentazione alcolica per la produzione del
vino. Ma questo non è il solo effetto dei cambiamenti climatici sulle colture. In Italia – continua la Coldiretti – il 2007 è stato l’inverno più caldo degli
ultimi due secoli secondo le rilevazioni dell’Istituto di Scienze dell’atmosfera e del clima del Cnr che nella propria banca rileva i dati metereologici dal 1800 ed ha verificato che è
stato superato il precedente valore massimo raggiunto nel 1990. Se per la prima volta nella storia delle campagne romane si sono raccolte a febbraio nei campi le fave, che arrivano normalmente
solo in primavera ad accompagnare le scampagnate, sui banchi dei mercati – sottolinea la Coldiretti – è già possibile trovare una varietà di offerta Made in Italy come mai
nel passato: dai piselli ai carciofi a tutte le insalate a pieno campo, dalle lattughe alle scarole fino alle indivie, ma anche grandi quantità di cavolfiori, broccoli, asparagi,
finocchi e pomodori. E sul piano strutturale si sta verificando un significativo spostamento della zona di coltivazione tradizionale di alcune colture come l’olivo che è arrivato quasi a
ridosso delle Alpi, mentre ai confini con la Svizzera si coltiva il sorgo  e le prime arachidi sono state raccolte nella Pianura Padana, dove il clima è diventato favorevole alla
produzione di grandi quantità di pomodoro e di grano duro per la pasta. Si tratta di processi – continua la Coldiretti – che rappresentano una nuova sfida per l’impresa agricola che deve
interpretare il cambiamento e i suoi effetti sui cicli delle colture, sulla gestione delle acque e sulla sicurezza del territorio. I cambiamenti climatici in corso si manifestano infatti anche
– sottolinea la Coldiretti – con la più elevata frequenza di eventi estremi con sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi e intense, un maggiore rischio per gelate tardive, l’aumento
dell’incidenza di infezioni fungine e dello sviluppo di insetti come le cavallette e la riduzione della riserve idriche. Una situazione che fa aumentare il rischio desertificazione come
dimostra il fatto che secondo l’ultimo annuario dei dati ambientali dell’Apat le aree con sensibilità media o alta alla desertificazione coprono – precisa la Coldiretti – il 36 per cento
del territorio nazionale, ma sono addirittura in una situazione di criticità circa la metà del territorio della Sardegna e della Calabria. Di fronte a questi allarmi non bisogna
rassegnarsi, ma servono – prosegue la Coldiretti – interventi di manutenzione, risparmio, recupero e riciclaggio delle acque con le opere infrastrutturali del piano irriguo nazionale previsto
dalla Finanziaria, campagne di informazione ed educazione sull’uso corretto dell’acqua, un impegno per la diffusione di sistemi di irrigazione a basso consumo, ma anche ricerca e innovazione
per lo sviluppo di coltivazioni a basso fabbisogno idrico come l’arachide sperimentata dalla Coldiretti.

Fonte: www.coldiretti.it