Elogia del Lampredotto: salva la Firenze globalizzata del Gusto

Elogia del Lampredotto: salva la Firenze globalizzata del Gusto

Il “Lampredotto” è uno dei quattro stomaci dei bovini: l’abomaso, formato da una parte magra (la gala) e una grassa (la spannocchia). Il lampredotto è un (ex) piatto povero della
cucina fiorentina, oggi lo si trova solo nei chioschi (detti lampredottai): viene cotto lentamente ed a lungo in acqua con cipolla, prezzemolo, sedano, pomodoro, si degusta come un normale
bollito con salsa verde.

Quello più amato e vero è tagliato a fettine sottili e messo come ripieno in un panino (non salato), la cui fetta superiore è imbevuta dal brodo caldo di cottura del
lampredotto, condito con pepe, sale, salsa verde e un poco di olio piccante.

Firenze Piazza San SAmbrogio,
domenica 29 del mese febbraio dell’anno di grazia duemiladieci, alle ore tredici,
giornata ventosa, fredda, Leo, fiorentino doc, confabula con il lampredottaio, ne compra uno, mi offre e mi spiega: o meglio mi racconta come mangiarlo, non importa se sbricioli qualcosa e ungi
non solo le mani.
Immenso, dai sapori palindromici, profumato, caldo, dolce e violento al tempo, irritante e sereno, volgare e reale: cibo da strada, cibo da Re.

A Firenze dove i fagioli all’uccelletto e la ribollita sono ormai ridotti a sciapi cibi per russi e giapponesi (gli amerikani sono fuggiti) è rimasto solo il lampredotto.
E su una panchina fredda, attorniato da piccioni in attesa delle briciole, ho vissuto una domenica fuori dal coro, ed alla mia amica Sara, che con Claudia, mi ha fatto compagnia vada un grazie
per avermi portato in paradiso.
Da provare il lampredotto, almeno una volta, nella vita.

Attilio Scotti

Redazione Newsfood.com

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