“Avete barato”: Tiramisù, è lite tra Veneto e Friuli Venezia-Giulia

“Avete barato”: Tiramisù, è lite tra Veneto e Friuli Venezia-Giulia

Un mix tra orgoglio regionale, tradizioni e prestigio enogastronomico. Il tiramisù riaccende le tensioni tra Veneto e Friuli Venezia Giulia, tra gossip e problemi (semi) seri.

Ad aprire le ostilità Tiramisù”, libro di Clara e Gigi Padovani. Secondo i coniugi, il dolce era nato in Friuli e, quindi le affermazioni di paternità di altre regioni (Veneto incluso) erano sbagliate.

Immediata la risposta della regione della Serenissima, che con i suoi rappresentati aveva iniziato un acceso confronto con i colleghi friulani. L’accordo di Treviso, con tanto di stretta di mano durante la Coppa del mondo, sembrava aver chiuso la questione.

Poi, a Gorizia è stato registrato il Guinness dei Primati e la tensione Veneto Friuli si è riaccesa. Motivo del disaccordo, i componenti da inserire per una giusta ricetta.

La Confraternita del Tiramisù, veneta, è decisa: “ Con la panna il record non vale”. Secondo il portavoce Annibale Toffolo, ci risulta che a Villesse (Gorizia) sia stato assemblato un tiramisù lungo 266,90 metri, che costituirebbe un record mondiale. La Confraternita rileva che il dolce in questione è stato confezionato con ben 400 chilogrammi di panna (in quantità eguale al mascarpone utilizzato) e non può considerarsi tiramisù, dolce che non prevede la panna tra i propri componenti”.

Il giudizio finale della Confraternita è chiaro: i pasticceri del Friuli hanno impiegato panna, invece che mascarpone, e questo invalida ricetta (e Record).

A Mirko Ricci, organizzatore del record, il compito di ribattere. Per Ricci, “Ci siamo attenuti agli ingredienti elencati nel regolamento del Guinness World Record. Tra questi ci sono mascarpone cheese e cream, ovvero panna. Non abbiamo barato. Peraltro chi muove queste accuse non conosce bene la storia del tiramisù: nella sua forma arcaica, la Coppa Vetturino Tirime Sù prevedeva l’uso della panna tra gli ingredienti. Questa è l’ennesima polemica inutile, che fa male al territorio e al dolce in sé”.

Matteo Clerici

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