Un giovedì senza buoni pasto: il 15 Marzo si attua la protesta degli esercizi commerciali aderenti a Fipe e Fida Confcommercio che hanno deciso di non accettare buoni pasto e di offrire
un caffè ai clienti. Lo sciopero, infatti, è contro la recente de-regolamentazione del mercato che porta a un innalzamento delle commissioni e a un ritardo nei rimborsi ai
ristoratori, senza alcun vantaggio economico per i lavoratori/utenti finali. “Non siamo piu’ disposti a servire pasti sottocosto – ha dichiarato Giuseppe Cerroni, vice presidente della FIPE e
Direttore Generale Comunicazione e Affari Istituzionali del Gruppo Autogrill. – Nel panorama della ristorazione fuoricasa, le grandi catene sono in grado di fare ‘massa critica’ nell’azione di
protesta. Aderiamo a questa giornata per non dare di meno in qualità e quantità al consumatore rispetto al valore del buono pasto che utilizza e per non seguire l’esempio di chi
già ne riduce il valore del 5-10%. Gi emettitori stanno approfittando della confusione legislativa ad esempio per rimborsare le imprese della ristorazione fino a 240 giorni”. “Uno
sciopero strumentale e dannoso per il settore”, sostiene invece la FISE – Federazione Imprese di Servizi di Confindustria, che ha scritto al Ministro per lo Sviluppo Economico Pierluigi Bersani
e al Ministro dell’Economia e delle Finanze Tommaso Padoa Schioppa. In particolare, lo sciopero indetto per il 15 Marzo e la relativa campagna mediatica promossa nelle ultime settimane
“appaiono iniziative strumentali al ripristino di posizioni dominanti che rischiano di far lievitare i prezzi per la pubblica amministrazione, limitando la libera concorrenza nel settore”,
sostiene la Fise.

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