EXPORT VINO ITALIANO ATTENZIONE… indagine di mercato by OVSE-CEVES

EXPORT VINO ITALIANO ATTENZIONE… indagine di mercato by OVSE-CEVES

 

EXPORT VINI ITALIANI verso CINA, USA, UK, GERMANY…

DURERA’? QUALI SOLIDI PILASTRI SONO STATI MESSI NEGLI ULTIMI FRUTTUOSI E RICCHI 15 ANNI?
DAZI, BREXIT, DOGANE, ACCISE, COMPETITORS, PROTEZIONE…QUALI CONTROMISURE?
 
Ovse-Ceves (www.ovse.org) ha completato l’ultima indagine di mercato mondiale del vino italiano. Si abbiamo sforato: non solo bollicine spumanti e frizzanti, ma parliamo di vino in generale. E’ vero che gli ultimi 10-15 anni hanno visto triplicare le esportazioni di tutte le “bollicine” italiane, ma nello stesso periodo anche i vini rossi e bianchi hanno avuto un incremento del 22% in volume e del 31% in valore facendo crescere notevolmente la conoscenza, la notorietà, la propensione e la fiducia nel ItalianWine! 
Quella stazionarietà, staticità, consolidamento riscontrato negli ultimi 3-4 anni sui principali mercati esteri e anche nei mercati, piccoli e grandi, neofiti per il vino in generale e per i vini italiani (notoriamente meno conosciuti in certe aree di quelli Australiani, Sud Africani, Francesi, Spagnoli, Cileni, Argentini)… è stata studiata.
Si è cercato di capire se i motivi sono occasionali o congeniti o irreversibili o superabili, si sono valutate ipotesi e poste “basi” solide per far fronte ad una globalizzazione sempre più dinamica, attiva, repentina… anche propensa sempre più alla segmentazione in termini di modi, modelli, metodi, misure di acquisto e di consumo?
E’ questa una domanda molto importante: l’economia abbiamo visto non può crescere all’infinito, il liberismo totale ha limiti, il controllo produzione-consumo segna anch’esso limiti invalicabili e deleteri e di conseguenza i consumi pure, soprattutto dei beni non indispensabili, più edonistici, più legati al modus vivendi e le barriere doganali, le accise, il commercio mondiale libero, gli accordi bilaterali separati, le convenzioni fra multinazionali, i rapporti indiretti fra Stati-Imprese globali saranno sempre più artefici del sistema di mercato, dei flussi di prodotti. Per questo che fra i punti più deboli c’è la concentrazione dei mercati, la unicità del brand, il peso volumico del marchio.
Un esempio su tutti, quello più visibile, più concreto, più urgente: il vino Prosecco ha aumentato l’esportazione, nello stesso periodo, da 90 a 400 milioni di bottiglie, ha aumentato il fatturato del 320%, ma le vendite sono concentrate per il 60% in 4 paesi esteri, per il 50% è venduto online nei paesi di esportazione da parte di distributori esteri, per il 40% il plusvalore è intascato da importatori, esportatori, distributori.
Ma la stessa cosa può valere per il Barolo, il Brunello, il Nero d’Avola, l’Amarone ecc… la BREXIT è dietro l’angolo e un avvio senza accordi può essere deleterio.
Il PROTEZIONISMO USA su tutti i mezzi e tutti i prodotti ( vedi rapporto Alimenti-Airbus-Boeing) sta favorendo la Cina, ma trova l’appoggio della Francia: la rappresaglia Usa colpisce tutta la UE e non solo i diretti interessati per cui i pesantissimi contributi statali per costruire aerei, coinvolgono soprattutto il cibo e il vino italiano che troverebbe barriere doganali impossibili. Che misure intende prendere l’Italia visto che non è il principale interessato alla diatriba politico-economica-finanziaria? 
Il rapporto 2019 sul VINO CHINA mostra un evidente calo delle importazioni a vantaggio della distribuzione del vino nazionale oramai 4° paese produttore al mondo: la Francia/leader sta perdendo posizioni a vantaggio dei vini australiani, cileni e… italiani. Non sarebbe stupido pensare ad un progetto strategico nel momento più opportuno. Ma attenzione non è un segnale pro-internazionalizzazione del mercato cinese, ma solo una politica governativa diversa orientata all’autodifesa commerciale, dicono!
La GERMANIA non è più locomotiva proprio perché il surplus all’export è in calo e il consumo interno di alcuni beni non nazionali (tutto in silenzio senza schiamazzi giornalistici) è in riduzione: diversi i contratti con grandi catene e multinazionali ridotti ed è forte la concentrazione dei punti vendita del vino sul modello svedese, canadese, danese, russo.
L’Italia deve essere attore attivo e principale su due territori molto difficili ma che saranno un perno-baricentro dell’economia nei prossimi 10-15 anni: quello delle alte politiche finanziarie-tecnologiche-industriali in cui le nostre più grandi imprese sono le più piccole attorno allo stesso tavolo e dove la partecipazione pubblica italiana non c’è o è minima rispetto al peso pubblico francese o tedesco e quello dell’agroalimentare che deve essere “scorporato” dal baratto automatico trainato dentro un meccanismo più grande puntando a nuove alleanze, nuovi partner mercati neofiti, nuovi accordi bilaterali fra grandi leadership e partnership commerciali.
Questo è una prima riflessione, speriamo che il Governo Conte prenda una posizione chiara.         

Giampietro Comolli

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Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

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Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
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