Influencer, parazzi moderni, Google… e mondo del vino

Influencer, parazzi moderni, Google… e mondo del vino

Influencer con incassi da Paperone, paparazzi moderni o comunicatori che portano fatturato alle cantine?  E le tasse chi le paga?
by Giampietro Comolli

INFLUENCER SOTTO TORCHIO DI GOOGLE
14 dicembre 2019

 

Influencer e paparazzi, due mondi distanti e diversi
Fanno realmente vendere bottiglie di vino? E’ solo immagine pro domo propria o è business?
Le grandi piattaforme dei like vogliono vederci chiaro. C’è il rischio che tutto si sgonfi o che sia una fake news fatta girare ad hoc?
Il recente post dell’amica Donatella Cinelli Colombini, non solo grande produttrice di Brunello e ancor più dell’ottimo rosso in quel delle Crete Senesi in val d’Orcia a Trequanda, su cosa succede agli influencer sui social… mi lascia perplesso.
Ma stimola una riflessione e una valutazione più ampia rispetto a chi governa i motori di ricerca e chi fa business.
Come nella vita di tutti i giorni diventiamo sempre più tutti ambientalisti, per fortuna, così credo che ci si debba domandare in primis:  “….dove stiamo andando con la comunicazione, con i rapporti fra persone, con il marketing di prodotto”. Credo che questi siano, 3 capisaldi, della storia dei social da quando sono nati ad oggi. C’è anche da dire che gli “influenzatori” sui prodotti e sul modo di vivere sono sempre esistiti: penso al mio concittadino Gigi Rizzi di professione playboy oppure a Audrey Hepburn che erano punti di riferimento, seguiti o “paparazzati” come si diceva una volta e non avevano bisogno di autoincensarsi con foto osè o scandali o gossip.
Oggi la tecnologia web, senza neanche fare molte cose, può osannare chiunque, può esaltare chiunque, può fa diventare un mito uno spaesato del GF, o un influencer appunto un maniaco delle 100 foto al giorno postate. Può oggi una figura mediatica del genere essere un maestro nella comunicazione, un nostro amico confidente, un esempio virtuoso delle migliori scelte di vita, un promotore della qualità vera di un prodotto alimentare o no?
Tutte le ultimissime ricerche e indagini, scientifiche e sondaggiste, ci dicono che stiamo vivendo record su record  di ore passate al telefonino, volumi pazzeschi, etere ingolfato di foto di tutti i tipi. C’è un incidente sull’autostrada con auto capovolte: prima la foto per istagram poi forse ci interessiamo ai feriti. Dobbiamo essere orgogliosi di questa scelta, di questa vita?
Donatella mette anche il dito nella piaga delle paure per la salute mentale causata “dei nativi digital”. 9000 influencer del vino nel mondo contro 90.000 giornalisti della carta stampata, i primi con 10 mld di dollari di giro d’affari. I secondi poveretti neanche presi in considerazione quando con loro testi, indagini, articoli, interviste possono far crescere non il proprio stipendio, ma il fatturato delle imprese.
Il paragone fra l’autoreddito e il reddito procurato non esiste. Possibile che chi lavora per se stesso sia più interessante, più utile, più duraturo di un comunicatore che fa realizzare fatturato alla propria azienda, paga decine di stipendi, non cambia borsetta ogni giorno, non gira con abiti regalati da tizio e da caio. Sempre Donatella afferma che è iniziata una “guerra agli infuencer del vino” anche detti “persuasori occulti” (interessante essere occulto e muovere tanti soldi: chi paga le tasse? Google… Instagram… Twitter… Pinterest… Telegram o l’Influencer?
E sulla base di quale bilancio?).
Ecco alcune domande che mi pongo fra il serio e il faceto: ma se andiamo a tassare anche lo zucchero… forse prima bisognerebbe pensare all’evasione fiscale e tributaria, alla regalia come frange-benefit, alla ospitalità come rimborso spese e al nero che continua a crescere nella società in modo tale che chi paga le tasse da 40 anni continua a pagare e chi non le ha mai pagate non le pagherà.
Giusta quindi la “stretta di vite” sui 10 miliardi? Non so. Ma sono così tanti? Un 40% di tasse vuol dire 6 miliardi nella casse pubbliche. Ma le migliaia di cantine del vino italiano che si sono affidate a queste figure, anche all’oscuro di cosa è il vino, spesso astemie e a dieta, per immagine e business hanno qualche dato certo in mano della loro “influenza” sul ricavo o sono molto bravi a fare il livetelling di se stessi? Qualche certezza? Qualche numero?
Dai miei contatti ricevo queste risposte: prima tanti ma… forse… se…però… dipende… dopo… nel tempo vedremo… lo fanno tutti… tutti li invitano in cantina, ma poi i numeri non saltano fuori. Non c’è riscontro come invece c’è su un pezzo di carta, su un contratto alla Gdo, in una enoteca, in 50 ristoranti. Non è forse una moda? Non è forse una economia circolare che circola solo attorno all‘influencer? E’ vero che non costa o costa poco al vignaiuolo, mi dicono le cantine… si autoalimenta!
Ma allora è solo il modo per eliminare l’ufficio stampa esterno o il pr interno alla azienda? Un costo in meno e basta…
Quindi che dia un ricavo o non lo dia è lo stesso…. però la “fotina” della bottiglia c’è. Qualche caso di successo esiste, ma è anche una favola ben raccontata proprio dagli stessi influencer: bravissimi nella narrazione.
Non entro nel merito dei falsi account e follower che si possono contare, esistono, compreso di bag vari, perchè consiglio di leggere l’esaustivo post di Donna Donatella Cinelli Colombini. Quindi è giusto o non è giusto che si paghino le tasse allo Stato dove si lavora o alla piattaforma  gratuita e potentissima compreso server e provider?
E così i colossi del web si ribellano e cercano di far pesare il loro determinante “veicolo”…. limitando l’azione e la velocità dei contatti, dei “mi piace” degli influencer, ma non delle cantine che accettano di bannerizzarsi.
Un cane che si morde la coda? Vero o falso? Altra fake news? Vedremo. Quello che mi interessa è che ci sia un regolamento del web e dei social in generale, per tutto e per tutti. Il liberismo e la libertà, per fortuna, non si misurano ancora in like e in banner. Lo stesso acquisto di una bottiglia di vino avviene ancora, lo spero, per gusto, piacere, certezze di qualità, garanzie della “faccia” dell’imprenditore, della “immagine” della cantina, del “territorio” dove si produce…. altrimenti comperare una bottiglia di vino diventerà sempre più come comperare un flacone di lavapiatti.
In ogni caso preferisco la Hepburn a Corona… per tanti motivi non solo per questione di imitazione del modo di vivere, di parlare, di promuovere se stessi.
A completamento interessante il libro di Max Del Papa e Daniela Martani, appena uscito, “antinfluencer” è il titolo , “contro i nuovi persuasori del nulla” sottotitolo: …in una epoca in cui non si crede a nulla non si ha un chiaro obiettivo e non si ha speranza… ma si acclama tutto, ci si accoda a tutto… così scrivono una ex grande fratello spesso fuori dalle righe e un giornalista detto rognoso… il che è tutto dire!


Giampietro Comolli

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Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

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Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
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