Tutta la verità sul sale italiano migliore by Newsfood.com

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Il sale italiano non ha nulla da invidiare ai cosiddetti “sali gourmet”, come il sale dell’Himalaya, il sale grigio dell’Atlantico o il sale nero delle Hawaii.

Cristallino e incolore, il sale italiano da cucina o cloruro di sodio, è un esaltatore di sapidità, nonché uno dei conservanti più antichi ed efficaci di sempre. Già i Romani lo utilizzavano per insaporire e conservare i cibi e persino per pagare i soldati (da qui l’origine del termine “salario”). Il sale è largamente presente in natura (mescolato con altri Sali), principalmente nelle acque del mare e in misura minore nei laghi salati, e nei giacimenti sotterranei sotto forma di minerale salgemma.

Il sale italiano non va confuso con il salgemma italiano: quest’ultimo è estratto nei giacimenti e la differenza con il primo risiede nello iodio. Mentre il sale contiente iodio ma ne perde gran parte durante il processo di raffinatura, il salgemma è cloruro di sodio allo stato puro.

Le saline in Italia sono diffuse da Nord a Sud. Il processo di produzione varia in base alla forma in cui il sale è disponibile, ma il metodo più antico è l’evaporazione solare dell’acqua marina. Il sale si ottiene dalla concentrazione dell’acqua marina in vasche ampie e di bassa profondità. Alla fine di questo processo, che richiede diversi passaggi nelle vasche per escludere la presenza di altri tipi di sale dal cloruro di sodio (solfato di calcio, solfato di magnesio e cloruro di magnesio) e varie impurità, è asciugato e setacciato. Talvolta è addizionato con iodio ed eventuali additivi, ma in nessun caso viene sbiancato. Questo, purtroppo, è un falso mito molto diffuso in rete, il sale non ha alcun bisogno di essere sbiancato, è già bianco di per sé!

Ma si fa presto a dire sale… in commercio, infatti, ne esistono diversi tipi. I più noti sono il sale iodato, quello integrale e il sale rosa dell’Himalaya. Il primo è addizionato di iodio e anche il Ministero della Salute ne promuove il consumo. Il problema, tuttavia, è che per fissare lo iodio al sale di tutti gli additivi consentiti (ben 8) sono spesso impiegati i ferrocianuri, che in altri Paesi sono proibiti. Queste sostanze, infatti, allo stato puro sono tossiche, ma non in piccole dosi, anche se non si tiene conto dell’effetto accumulo.

Anche sul sale integrale marino se ne sentono di tutti colori. È opinione diffusa che sia il sale migliore perché non raffinato, ma sebbene possa avere qualche elemento in più perso durante il processo di raffinazione, le percentuali sono così basse da non avere alcun valore aggiunto sul piano del benessere, anzi. Proprio per la sua natura, infatti, può contenere impurità che non sempre hanno un effetto benefico per la salute. Ciò nonostante e richiesto e molti si chiedono: il sale integrale dove si compra? Possiamo reperirlo nei supermercati più forniti.

Il sale che forse più di tutti gode di un successo ingiustificato però è il sale rosa dell’Himalaya. Millantato come il sale migliore del mondo, in realtà non è molto diverso dal sale italiano. Prima di tutto non proviene dalla catena dell’Himalaya, ma dal salt range in Pakistan e poi la tanto sbandierata assunzione di ferro (che gli conferisce il tipico colore rosa) da questo sale è del tutto trascurabile. Senza contare che spesso è contaminato da metalli pesanti o impurità.

Sale italiano: varietà

Un discorso a parte invece meritano alcuni tipi di sale italiano prodotti nelle saline italiane di Cervia, di Mozia e di Margherita di Savoia.

Il Sale di Cervia

La salina di Cervia, tra Cesenatico e Ravenna, è la più a nord d’Italia ed è composta da più di 50 bacini, circondati da un canale di oltre 16 chilometri, che consente il passaggio dell’acqua del mare Adriatico.

Sale di Cervia proprietà

Le proprietà del sale di Cervia sono da attribuire al fatto che non subisce l’aggiunta di alcuna sostanza chimica. Il sale, infatti, viene fatto asciugare all’aria aperta senza essiccarsi completamente, caratteristica che lo rende naturalmente umido e quindi molto solubile, oltre che ricco di oligoelementi. È famoso anche per la sua dolcezza, grazie a una ridottissima presenza di cloruri più amari. Il sale di Cervia contiene dal 2% al 4% di umidità, non viene fatto essiccare e né miscelato con alcun tipo di additivo anti-agglomerante. Contiene tutti gli oligoelementi presenti nell’acqua di mare, come zinco, iodio, rame, ferro, manganese, potassio, magnesio, oltre a calcio e sodio. Il sale di Cervia viene impiegato anche nella salatura di alcuni prodotti tipici della tradizione emiliana, come il Parmigiano Reggiano e il Prosciutto di Parma.

Sale Mothia

Il sale di Mothia (o sale di Mozia) viene raccolto a circa 20 km da Trapani, di fronte all’isola di San Pantaleo, che anticamente veniva chiama Mothia, da qui il nome del sale. Le saline dove si estrae il sale di Mothia si trovano nella laguna dello Stagnone, sul litorale che collega Trapani con Marsala. Come il sale di Cervia, anche questo tipo è fatto essiccare al sole e non contiene additivi chimici; le sue proprietà restano quindi inalterate.

Sale di Margherita di Savoia

Non tutti sanno che la salina di Margherita di Savoia, con i suoi 4.500 ettari di estensione, è la più grande d’Italia. Situata nel foggiano, è un vero fiore all’occhiello del Made in Italy. Secondo una ricerca condotta da Greenpeace su scala mondiale, infatti, il sale proveniente da Margherita di Savoia è tra i meno contaminati al mondo da microplastiche.sale rosa italiano

Miglior sale marino

Qual è quindi il sale italiano consigliabile? Qual è il miglior sale marino? Nella scelta è importante valutare che sia ricco di iodio e povero di impurità. A  prescindere dalla tipologia, tuttavia, vale una regola d’oro per la salute: deve essere poco! Il sale non va demonizzato tout court, è essenziale per la vita umana perché regola la quantità di acqua nell’organismo e contribuisce a mantenere il giusto rapporto tra sali minerali e l’acqua all’interno e all’esterno delle singole cellule del nostro corpo. L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ne raccomanda un consumo massimo di 5 grammi al giorno (circa una punta di cucchiaino da caffè), compreso quello nascosto nei cibi.

Redazione Newsfood.com
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